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La storia dei trulli di Alberobello

I trulli: tra storia,tradizione …ed evasione fiscale!

Sull’altipiano; ed eccoci d’improvviso in un nuovo mondo. Ecco una prima casa bianca che ha una piccola porta ed un’alta cupola a forma di cono…Alla svolta della via altre case bianche ed altre cupole che coronano una piccola valle silenziosa. La via sale ancora fin verso la parte più alta di quel gruppo di colli, e sempre più numerosa appare la disseminazione delle cupole per i campi e sulle alture; finchè, giunti al punto più elevato dell’altipiano, ecco da ogni parte cupole di tutte le forme, nascoste tra gli alberi, discendenti lungo i pendii, arrampicate tra le colline, allineate per le creste lontane, ora raggruppate in accampamenti, ora sparse e solenni come monumenti, in tutte le forme che esprimono sulla terra l’aspirazione della pietra a vincere la gravità, a innalzarsi come piante…questo è lo splendido panorama che regala la Valle d’Itria qualora la si ammiri da una qualsiasi delle colline che la contraddistinguono, che probabilmente molti hanno osservato con superficialità perché è l’ambiente in cui vivono da sempre oppure perché trattasi di turisti che, già appagati dalla scorta di souvenirs, taralli e orecchiette acquistati forse proprio in un negozio “a trullo”, non si sono interrogati sui motivi per cui quella costruzione abbia una forma così singolare! Alberobello sarà magari un villaggio africano trasportato qui per esaudire la volontà di un principe ubriaco, o il paese rimase così, come fu concepito dalle prime tribù che abitarono queste terre, senza trasformazioni, senza rivolgimenti? E gli abitanti? Vivono ancora come nei secoli e nei millenni più lontani della storia umana, quasi l’evoluzione dei costumi chiamata col nome, spesso contraddittorio, di “progresso” avesse voluto lasciare un‘oasi di memorie per tramandare alla posterità più lontana il ricordo di una vita che altrove fu sommersa per sempre?

La tentazione di cedere a queste fantastiche argomentazioni è forte ma, come sempre, le risposte che cerchiamo sono (quasi) facilmente rinvenibili mediante un’accurata indagine di carattere storico: le costruzioni trulliformi trovano i loro antenati in edifici risalenti al III millennio a.C. diffusi in Egitto, Mesopotamia,e nelle tombe a “tholos”(cupola) della Grecia; ma abitazioni in pietra “a secco” sono state individuate anche in Turchia (la città di Harran in cui, secondo l’Antico Testamento visse Abramo), nell’Oman, in Spagna (casitas), alle isole Baleari (barracas o garrite), sui Pirenei (orris), in Francia (capitelles). Questa così vasta diffusione delle “costruzioni a cupola in pietra” testimonia indiscutibilmente che i trulli non costituiscono un fenomeno architettonico tipicamente pugliese, bensì una rielaborazione di carattere regionale di un più ampio fenomeno caratteristico di tutta l’area mediterranea; la maggior parte degli studiosi ritiene che la Puglia sia stata “contaminata” da questa strana costruzione durante il periodo delle Crociate(XI sec), quando i rapporti degli Europei con l’Oriente, benché bellicosi, divennero sempre più intensi e frequenti: lo stesso Federico II di Svevia(1194-1250), dopo essersi recato più volte in Terrasanta, istituì con proprio decreto in sette città meridionali, e tra queste Bari, alcune fiere commerciali che stimolavano la circolazione delle merci e quindi delle conoscenze con il mondo musulmano. Ma la vera e propria diffusione dei trulli in Puglia avvenne attorno al XVI sec., quando Ferdinando d’Aragona scacciò i Turchi dalle coste pugliesi e, per ricompensare i Conti Acquaviva di Conversano per l’aiuto offertogli in questa difficile operazione, affidò loro un vastissimo feudo comprendente l’area in cui si incontrano le province di Bari, Taranto e Brindisi. Preso il possesso del feudo, i Conti di Conversano richiamarono in questo territorio nuclei familiari di contadini e pastori affinché vi si insediassero, fossero di loro ausilio durante le battute di caccia e, soprattutto, iniziassero a dissodare e coltivare la terra ed esercitassero la pastorizia; concessero loro il permesso di raccogliere legname, pascere e abbeverare gli animali, scavare pozzi, arare, seminare; diminuirono alcune delle tasse di quei tempi, ma non gli attribuirono alcuna forma di proprietà. Ai contadini, per poter risiedere sul posto, fu permesso di costruire abitazioni-ricovero in pietra, abbondantissima sul posto, ma con l’espresso divieto di utilizzare qualsiasi tipo di legante come la malta o la calce; in questo modo i Conti Acquaviva ottennero due enormi vantaggi: potettero espellere in qualsiasi momento i contadini “non meritevoli” demolendone facilmente la dimora e, soprattutto,e vitarono di pagare agli Aragonesi una imposta denominata “Prammatica de’ Baronibus” che doveva essere corrisposta ogni qualvolta sorgeva un villaggio o anche un agglomerato di abitazioni: così i Conti di Conversano incrementavano di nascosto il sorgere di nuove borgate, intascavano le gabelle dai coloni e sfuggivano al pagamento dei tributi dovuti al sovrano spagnolo demolendo rapidamente le abitazioni in caso di ispezioni governative. Così accadde nel 1644 quando Giangirolamo di Acquaviva (detto il Guercio di Puglia), accusato di aver violato la “Prammatica”, fece diroccare in una sola notte tutti i trulli edificati allontanandone provvisoriamente gli abitatati e lasciando sul posto solo un cumulo di pietre! L’ispettore(missus dominicus) constatò l’assenza di abitazioni, il Conte non subì conseguenze e i contadini ricostruirono i loro trulli anche questa volta senza utilizzare sostanze leganti. In seguito anche dopo il dominio dei Conti di Conversano,i contadini di queste zone,data la facilità di reperimento in loco della materia prima (le pietre calcaree) non rinnegarono i trulli imposti dai Conti e dalle circostanze,ma continuarono spontaneamente a costruirli con tecniche sempre più perfezionate dall’esperienza,avendone anche,intanto,constatato la funzionalità abitativa,non necessitando,in genere, il trullo, di riscaldamento invernale e di ventilazione estiva,perché lo spessore dei muri perimetrali ed il doppio paramento del tetto lo rendono confortevole sia d’inverno che d’estate.

Modalità costruttive del trullo

   


I trulli sono costruzioni molto semplici e per la loro edificazione ,realizzata con pietre di non grosse dimensioni,non è richiesta la partecipazione di più persone. E’ opportuno considerare che se la forma del trullo è semplice e primitivi sono i mezzi per realizzarli, l’impegno con cui questi mezzi semplicissimi sono stati utilizzati è degno di considerazione e ammirazione. La stereotomia, la scienza che studia le forme da dare agli elementi di una costruzione perché questa sia solida,è scienza posteriore all’epoca di costruzione dei trulli; eppure questi,interamente costruiti in pietra, a secco,senza usare malta,legname o altri mezzi di collegamento o sostegno,sono là che sfidano il tempo,le intemperie,le scosse sismiche.Un trullo è fondamentalmente un cilindro sormontato da un cono.Nei trulli più antichi la volta conica sorgeva direttamente dal suolo su pianta circolare;nei trulli più recenti la volta poggia sui muri perimetrali a pianta generalmente quadrata. Le mura perimetrali ed il cono della volta sono fatti a doppio paramento: l’intradosso e l’estradosso. Il loro spessore varia da 1 a 3 metri. Eretti i muri perimetrali si procede alla costruzione della volta conica iniziando dall’ intradosso e ponendo una pietra, sporgente verso l’interno,in ognuno dei quattro angoli dei muri perimetrali.Le pietre dell’ intradosso devono essere tanto più lunghe quanto più alta sarà la volta.Disposte le quattro pietre angolari si costruisce il primo cerchio della volta che,poggiando su base quadrata,avrà inizialmente forma ellissoidale.L’arrotondamento avviene con la realizzazione dei cerchi successivi che si reggono per contrasto delle facce laterali delle pietre e per i cunei che vengono forzati tra gli stessi;i cerchi si stringono gradatamente fino all’apice il quale viene chiuso con una pietra cilindrica che può essere rimossa consentendo di poter riempire il trullo dall’ alto(con fieno,sementi,etc…) sfruttando così tutta la sua capienza oppure solo la parte conica della struttura delimitata,all’interno,da quella sottostante per mezzo di un soppalco in legno.Il rivestimento esterno è realizzato con lastre calcaree (chiancarelle) dello spessore medio di circa 7 centimetri e abbastanza ampie che rendono il trullo impermeabile: poggiano sulla coda dei conci dell’ intradosso,sono sistemate a file sovrapposte con le sconnessure alternate e con pendenza verso l’esterno per facilitare lo scolo delle acque piovane. Gli usci dei trulli primitivi sono trilitici: due stipiti e l’architrave;in seguito l’architrave è stata sormontata da un archetto bi-trilitico. Spesso il trullo ha un portale formato da un breve vestibolo coperto da ampio archivolto a tutto sesto.Il trullo singolo è raro:quasi sempre aggregato ad altri trulli collegati l’un l’altro,con muri portanti comuni nei quali vengono realizzate aperture ad arco per rendere i vani intercomunicanti.Le cupole più basse sormontano piccoli vani ad ampio ingresso ad arco:le alcove.L’ intonacatura interna,latte di calce come all’esterno,impedisce agli insetti di passare.Nello spessore dei muri sono ritagliate nicchie che possono fungere da mangiatoie per gli animali o costituire ripiani su cui poggiare oggetti:così la ripartizione interna degli spazi ha poco da invidiare alle più accorte soluzioni dei moderni arredatori.Con uno schema dalla semplicità quasi irridente,i maestri del calcare(oggi introvabili e costosi)resero il trullo un’abitazione autosufficiente per la vita e il lavoro degli uomini e degli animali;un unico vano di trenta metri quadri suddiviso in modo da ricavare anche il focolare dove cucinare,il pozzo,il pagliaio,i depositi per il raccolto,i locali per lavorarlo.Tanta perfezione da sfiorare la trascendenza. E non meraviglia che sulla sommità dei trulli sia sempre posto un “pinnacolo”,tramandato forse dai popoli primitivi orientali di cui si parlava prima o che sui coni siano dipinti degli strani simboli esoterici a cui i contadini affidavano gli auspici di buona salute,di ricco raccolto,di difesa dal malocchio. Oggi,probabilmente,con la scomparsa degli ultimi”mastri trullari”, si può parlare di arte perduta;il “turismo da souvenirs”minaccia sempre più da vicino questo Patrimonio Mondiale dell’Umanità dichiarato tale dall’UNESCO qualche anno fa’;ne viola la spiritualità,non ne coglie la semplicità,il profondo legame con la terra e la gente che lo accoglie.